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Giulia Son

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La classificazione dei Font.

Da quando Gutenberg ha inventato la stampa a caratteri mobili, l’arte tipografica ha visto lo sviluppo e il succedersi di stili e tendenze. Per rispondere a diverse esigenze, tecniche ma non solo, le lettere venivano arricchite o semplificate. Alla fine ci siamo ritrovati con diversi stili di font ed è stato necessario classificarli. Vediamo insieme quali sono le famiglie di Font.

Ti ho già parlato dei Font, di cosa sono e come li usiamo. Come saprai già, ne esistono davvero tanti; forse però no sai che c’è una vera e propria classificazione. In base a cosa? Vediamolo insieme.

Prima di tutto, un rapidissimo ripasso. Come detto, tutto è nato con Johann Gutenberg nel 1455: anno in cui invento la stampa a caratteri mobili, mandando in pensione scribi e amanuensi. L’innovazione fu così rivoluzionaria che, oggi, possiamo tranquillamente affermare che ha cambiato il corso della storia. L’idea fu quella di creare dei cubetti di metallo con l’impronta di tutte le lettere dell’alfabeto; dei timbri, diciamo, con cui comporre un testo da imprimere poi su un foglio.

Nel corso dei secoli successivi la macchina di Gutenberg è stata perfezionata e, infine, superata da nuove tecnologie. La Linotype e la Monotype negli XIX secolo, la Stampa Offset nel secolo successivo e, finalmente, la digitalizzazione dell’intero processo e la diffusione di strumenti elettronici ed informatici che hanno reso tutto così facile ed economico che ciascuno di noi può stampare in casa i propri documenti.

L’evoluzione dei caratteri tipografici.

Va bene, perché ti racconto questo? Questo è un articolo sui font, non sulla storia della tipografia. Beh, intanto le due cose sono strettamente interconnesse; e comunque l’evoluzione dei diversi stili di caratteri tipografici è parallela allo sviluppo delle nuove tecnologie di stampa.

I primi caratteri mobili, quelli della macchina di Gutenberg, si ispiravano alle iscrizioni lapidarie romane di epoca imperiale, che presentavano delle “grazie” – dei filetti più o meno sottili alle estremità delle lettere. Col tempo però le linee diventarono più semplici, così da rendere il processo di fusione dei caratteri mobili più veloce ed economico: erano i caratteri cosiddetti “bastoni”.

Col passare del tempo la tipografia si faceva più raffinata e, intanto, nuove stili e correnti artistiche si succedevano. Il Barocco, il Rococò, il Neoclassicismo, il periodo modernista: ad ogni nuova concezione del bello si sviluppavano nuovi caratteri tipografici.

La classificazione dei caratteri tipografici.

A un certo punto, di caratteri tipografici ce ne erano davvero tanti. Abbastanza da rendere necessaria una classificazione, per chiarezza e uniformità. L’onore – e l’onere – toccò nel 1954 a Maximilien Vox, genio francese che – fra le altre cose – si occupava anche di tipografia. la classificazione Vox-ATypI venne adottata a livello internazionale nel 1962 e migliorata nel 1964.

Anche l’italiano Aldo Novarese (papà di tantissimi dei caratteri tipografici che usiamo oggi) propose la sua classificazione; forse una delle migliori, comprende dieci “famiglie” suddivise secondo una caratterizzazione storica, estetica e del disegno – soprattutto in base al piede del carattere.

Serif e Sans Serif.

Prima ancora di parlare di quelle famiglie, è il caso di introdurre le due più semplici e importanti categorie di font. Un attimo fa ti ho parlato di “piede del carattere”. È L’estremità inferiore di una lettera.

Un carattere può essere Serif – cioè con il piede “graziato”, arricciato – o, al contrario, Sans Serif – cioè tutto dritto. In italiano diciamo graziato o bastoni.

I caratteri tipografici secondo Aldo Novarese.


Lapidari: si ispirano ai caratteri romani antichi e sono caratterizzati da grazie triangolari.

Veneziani: derivano anch’essi dai caratteri romani antichi ma stavolta sono caratterizzati da grazie con estremità arrotondate e dal piede d’asta un po’ concavo.

Gotici: imitano la scrittura degli amanuensi, effettuata con l’inchiostro e la penna d’oca. Le forme sono molto angolate e oggi le troviamo piuttosto faticose da leggere.

Calligrafici: in questa categoria rientrato quei caratteri che ricordano la scrittura a mano; in questo senso, hanno fra loro caratteristiche piuttosto eterogenee. Sono a loro volta classificati in legati e non legati.

Transizionali: hanno grazie lineari e sottili; il più famoso dei font transizionali è il Times New Roman.

Egiziani: le grazie formano con l’asta un angolo retto.

Bodoniani: anche in questo caso le grazie formano con l’asta un angolo retto, ma il rapporto fra gli spessori è molto più estremo e c’è un particolare contrasto.

Lineari: sono i bastoni, senza grazie; sono i caratteri di concezione più moderna. Lo spessore delle aste è uniforme.

Ornati: sono caratteri decorati; di solito sono presenti solo le lettere maiuscole, utilizzate magari come capolettera.

Fantasia: questa categoria raccoglie un po’ i font che non è possibile catalogare nelle altre. A volte, le lettere non sembrano neppure lettere.

I siti migliori per scaricare font gratuitamente.

Voglio concludere questo articolo, che spero ti sia piaciuto, lasciandoti dei link a quelli che sono, secondo me, i tre siti migliori per scaricare font ad uso gratuito non commerciale: ti sarà utile per qualche progetto ma anche per affinare ciò che hai imparato oggi.

Dafont è probabilmente l’archivio online più ampio di font. Molti sono gratuiti, alcuni sono destinati all’uso commerciale.

Font Squirrel è un database di font scaricabili gratuitamente anche per un progetto commerciale, perché sono già selezionati in base alla loro licenza.

Google Font è il posto giusto da cui scaricare i font per i progetti online: ci sono circa 850 famiglie di webfont fra cui poter scegliere.

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